PICCOLI
APPUNTI PER CHI VIENE IN MOLISE
PIETRABBONDANTE
C'è un luogo in Molise
dove sono stati avviati gli scavi, a cominciare dal 1835, per il ritrovamento
di un rarissimo teatro italico e un tempio molto vicino ad esso.
È un luogo magico per
il silenzio che sottolinea il carattere sacrale, religioso, delle costruzioni
riportate alla luce.
Pietrabbondante - è
questo il nome del luogo - era il centro del Sannio, la regione che
comprendeva il sud dell'Abruzzo, il Molise e la parte orientale della
Campania. Un luogo ancora oggi incontaminato, definito da un alternarsi
di monti e colline.
Il nome della capitale del
Sannio era allora Bovianum o Bovaianud in lingua osca. Dopo la sua distruzione,
per mano di Silla, nell'89 a.C., venne chiamata Bovianum Vetus, per
distinguerla dall'altra città che sorse nei pressi dell'attuale
Bojano.
In questa zona, dunque, vivevano
i Sanniti, popolo fiero e guerriero, domato dai Romani soltanto dopo
tre lunghe guerre (343-290 a.C.).
Quello di Pietrabbondante è
un centro archeologico molto importante non solo per gli edifici pubblici
rinvenuti ma anche per i numerosi reperti. Si è già detto
del teatro e del tempio ma vi sono anche un tempio minore e un porticato
che lo unisce al teatro, i resti di un importante edificio scoperti
qualche anno fa e, infine, i vari reperti che sono sparsi in vari musei
e collezioni private.
Il teatro è l'edificio
conservato meglio, soprattutto nella parte bassa che ha tre file di
sedili in pietra, con schienali in forma anatomica. Risale, con buona
probabilità, al III secolo a.C. e ha una capienza di circa 2.500
posti. È il teatro più alto d'Italia (1.000 metri sul
livello del mare); da qualche decennio vengono organizzate d'estate
delle stagioni teatrali di buon livello.
Il tempio è perfettamente
in asse con il teatro ed è circondato su tre lati da un corridoio
pavimentato con grosse lastre di calcare. Anche il tempio è del
III secolo a.C., come si rileva dalle monete rinvenute all'interno del
podio. Si ignora, invece, il nome della divinità adorata in questo
luogo sacro.
Vi sono, poi, testimonianze
ancora più antiche: addirittura al VI secolo a.C. risalgono i
corredi funebri rinvenuti nelle tombe della necropoli sannita scoperta,
nel 1973, proprio lì vicino.
Il senese Cesare Brandi, critico
d'arte di grande valore, scriveva così sul Corriere della Sera
del 12 luglio 1977: "
il tempio sta in un prato, come i birillini
sul feltro di un biliardo: e sembra piccolo, così dall'alto,
raccolto e perfetto come una scacchiera. Ma poi si scende e si vede
che non è piccolo: il corridoio anulare intorno al podio altissimo,
il muro a pietre poligonali (
) e, nella cavea del teatro, sedendo
nei magnifici sedili, il paesaggio che fa scena naturale, anche se naturalmente
il teatro ebbe la sua scena (
)".
In questo luogo, scriveva invece
Amedeo Maiuri (Passeggiate Campane, Firenze, 1959), sembra di essere
in "una piccola e umile Delfi italica, senza ricchezze, senza tesori,
senza offerte di templi e di bronzi, nel santuario di un popolo di guerrieri
e di pastori".
E ancora Brandi: "Pietrabbondante,
con la sua aria leggera che sfugge dai polmoni, il fresco gentile che
ritempra, la visione circolare immensa: e in questa cornice i podii
dei templi, il teatro, come lasciati cadere dal cielo. È un luogo
sacro anche oggi".
Gli scavi di Pietrabbondante
ISOLE
TREMITI
Nelle notti buie, nell'unico
arcipelago dell'Adriatico, si può ascoltare un pianto accorato:
è il pianto delle diomedee (Aves Diomedeae, le chiamava Plinio),
uccelli carnivori e oceanici che vivono qui e in nessun'altra parte
d'Italia. Il mito vuole che essi siano i compagni di Diomede, trasformati
in uccelli da Venere, per vendetta dopo lo scacco subito a Troia, e
posti a guardia perpetua del sepolcro dell'eroe.
Siamo nelle isole Tremiti,
dette anche isole Diomedee. Tremiti forse perché tre sono le
isole che compongono l'arcipelago ma può darsi che il nome derivi
dai terremoti che hanno caratterizzato il passato di questo luogo.
San Nicola, San Domino e Capraia
sono i nomi delle tre isole che hanno una superficie complessiva di
3,06 kmq. Situate nell'Adriatico sud-occidentale, fanno parte della
provincia di Foggia anche se tutti i molisani le sentono proprie. Sono
raggiungibili in motonave e aliscafo partendo da Termoli dai porti del
Gargano e dell'Abruzzo.
È un lugo incontaminato.
Pochissime le automobili; ci si muove a piedi, per lo più, o
in barca. Si passeggia per i viali del paese giungendo inevitabilmente
al mare, in una delle tante, stupende cale. Ed è un mare incredibile,
limpido e pronto a meravigliare con le sue infinite tonalità
d'azzurro.
San Nicola è l'isola
più grande ed è anche quella di maggiore importanza da
un punto di vista culturale. Seguendo il percorso che, dallo scalo marittimo,
penetra nel cuore dell'isola, si osservano le mura e le torri di difesa
e si giunge, quindi, al castello ed al torrione fatto costruire da Carlo
II d'Angiò per i Cistercensi. Tra il castello e la torre c'è
una porta che conduce all'Abbazia, oltrepassando la quale ci si trova
di fronte ad una costruzione importante che precede il primo chiostro:
la chiesa di Santa Maria a Mare, unico edificio rimasto del complesso
medievale, oggetto di numerosi rifacimenti nel corso dei secoli. La
facciata della chiesa è quattrocentesca. È semplice, lineare,
con un portale diviso in due scomparti e sormontato da due putti che
reggono un candelabro, vertice della composizione. Lavorarono alla facciata
Andrea Alessi di Durazzo e Nicolò di Giovanni Cocari di Firenze.
All'interno di Santa Maria
a Mare c'è un'opera di grande valore storico-artistico: è
una croce lignea dipinta, unico esempio dell'antica tradizione greco-bizantina
rinvenuta in Italia. La Croce Tremitese è un'opera dell'XI o
forse del XII secolo, molto probabilmente portata in Italia da altri
lidi. Potrebbe addirittura essere ancora più antica se venisse
confermata la connessione fra la scritta rinvenuta su di essa e la visita
di Papa Zaccaria alle Tremiti nel 747.
Il visitatore delle Tremiti,
poi, non deve rinunciare ad un giro in motoscafo lungo le coste di San
Domino. Per ogni roccia che sporge sul mare, per ogni rientranza, la
fantasia si è impegnata nel trovare un nome stimolante e puntuale.
Ecco, allora, dopo aver superato la Punta del Diamante, la Grotta del
Coccodrillo, la Cala degli Inglesi, la Grotta del Bue Marino e, infine,
prima dello Scoglio dell'Elefante, la stupenda Grotta della Viole, con
le sue pareti ornate di fiori e con i colori delle rocce e delle alghe
con effetti di una bellezza emozionante. Quindi un po' di sole nell'incantevole
Cala delle Arene, unica spiaggia dell'arcipelago, spicchio di sabbia
bianchissima.
Alle spalle, pini che incombono
amichevolmente e che sembrano difendere la contemplazione di chi, preso
da una stanchezza dolce e serena, si riconcilia con la natura e con
la vita.