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Viaggi e turismo
 

di Giovanni Petta


PICCOLI APPUNTI PER CHI VIENE IN MOLISE


PIETRABBONDANTE

C'è un luogo in Molise dove sono stati avviati gli scavi, a cominciare dal 1835, per il ritrovamento di un rarissimo teatro italico e un tempio molto vicino ad esso.

È un luogo magico per il silenzio che sottolinea il carattere sacrale, religioso, delle costruzioni riportate alla luce.

Pietrabbondante - è questo il nome del luogo - era il centro del Sannio, la regione che comprendeva il sud dell'Abruzzo, il Molise e la parte orientale della Campania. Un luogo ancora oggi incontaminato, definito da un alternarsi di monti e colline.

Il nome della capitale del Sannio era allora Bovianum o Bovaianud in lingua osca. Dopo la sua distruzione, per mano di Silla, nell'89 a.C., venne chiamata Bovianum Vetus, per distinguerla dall'altra città che sorse nei pressi dell'attuale Bojano.

In questa zona, dunque, vivevano i Sanniti, popolo fiero e guerriero, domato dai Romani soltanto dopo tre lunghe guerre (343-290 a.C.).

Quello di Pietrabbondante è un centro archeologico molto importante non solo per gli edifici pubblici rinvenuti ma anche per i numerosi reperti. Si è già detto del teatro e del tempio ma vi sono anche un tempio minore e un porticato che lo unisce al teatro, i resti di un importante edificio scoperti qualche anno fa e, infine, i vari reperti che sono sparsi in vari musei e collezioni private.

Il teatro è l'edificio conservato meglio, soprattutto nella parte bassa che ha tre file di sedili in pietra, con schienali in forma anatomica. Risale, con buona probabilità, al III secolo a.C. e ha una capienza di circa 2.500 posti. È il teatro più alto d'Italia (1.000 metri sul livello del mare); da qualche decennio vengono organizzate d'estate delle stagioni teatrali di buon livello.

Il tempio è perfettamente in asse con il teatro ed è circondato su tre lati da un corridoio pavimentato con grosse lastre di calcare. Anche il tempio è del III secolo a.C., come si rileva dalle monete rinvenute all'interno del podio. Si ignora, invece, il nome della divinità adorata in questo luogo sacro.

Vi sono, poi, testimonianze ancora più antiche: addirittura al VI secolo a.C. risalgono i corredi funebri rinvenuti nelle tombe della necropoli sannita scoperta, nel 1973, proprio lì vicino.

Il senese Cesare Brandi, critico d'arte di grande valore, scriveva così sul Corriere della Sera del 12 luglio 1977: "…il tempio sta in un prato, come i birillini sul feltro di un biliardo: e sembra piccolo, così dall'alto, raccolto e perfetto come una scacchiera. Ma poi si scende e si vede che non è piccolo: il corridoio anulare intorno al podio altissimo, il muro a pietre poligonali (…) e, nella cavea del teatro, sedendo nei magnifici sedili, il paesaggio che fa scena naturale, anche se naturalmente il teatro ebbe la sua scena (…)".

In questo luogo, scriveva invece Amedeo Maiuri (Passeggiate Campane, Firenze, 1959), sembra di essere in "una piccola e umile Delfi italica, senza ricchezze, senza tesori, senza offerte di templi e di bronzi, nel santuario di un popolo di guerrieri e di pastori".

E ancora Brandi: "Pietrabbondante, con la sua aria leggera che sfugge dai polmoni, il fresco gentile che ritempra, la visione circolare immensa: e in questa cornice i podii dei templi, il teatro, come lasciati cadere dal cielo. È un luogo sacro anche oggi".

Gli scavi di Pietrabbondante


ISOLE TREMITI

Nelle notti buie, nell'unico arcipelago dell'Adriatico, si può ascoltare un pianto accorato: è il pianto delle diomedee (Aves Diomedeae, le chiamava Plinio), uccelli carnivori e oceanici che vivono qui e in nessun'altra parte d'Italia. Il mito vuole che essi siano i compagni di Diomede, trasformati in uccelli da Venere, per vendetta dopo lo scacco subito a Troia, e posti a guardia perpetua del sepolcro dell'eroe.

Siamo nelle isole Tremiti, dette anche isole Diomedee. Tremiti forse perché tre sono le isole che compongono l'arcipelago ma può darsi che il nome derivi dai terremoti che hanno caratterizzato il passato di questo luogo.

San Nicola, San Domino e Capraia sono i nomi delle tre isole che hanno una superficie complessiva di 3,06 kmq. Situate nell'Adriatico sud-occidentale, fanno parte della provincia di Foggia anche se tutti i molisani le sentono proprie. Sono raggiungibili in motonave e aliscafo partendo da Termoli dai porti del Gargano e dell'Abruzzo.

È un lugo incontaminato. Pochissime le automobili; ci si muove a piedi, per lo più, o in barca. Si passeggia per i viali del paese giungendo inevitabilmente al mare, in una delle tante, stupende cale. Ed è un mare incredibile, limpido e pronto a meravigliare con le sue infinite tonalità d'azzurro.

San Nicola è l'isola più grande ed è anche quella di maggiore importanza da un punto di vista culturale. Seguendo il percorso che, dallo scalo marittimo, penetra nel cuore dell'isola, si osservano le mura e le torri di difesa e si giunge, quindi, al castello ed al torrione fatto costruire da Carlo II d'Angiò per i Cistercensi. Tra il castello e la torre c'è una porta che conduce all'Abbazia, oltrepassando la quale ci si trova di fronte ad una costruzione importante che precede il primo chiostro: la chiesa di Santa Maria a Mare, unico edificio rimasto del complesso medievale, oggetto di numerosi rifacimenti nel corso dei secoli. La facciata della chiesa è quattrocentesca. È semplice, lineare, con un portale diviso in due scomparti e sormontato da due putti che reggono un candelabro, vertice della composizione. Lavorarono alla facciata Andrea Alessi di Durazzo e Nicolò di Giovanni Cocari di Firenze.

All'interno di Santa Maria a Mare c'è un'opera di grande valore storico-artistico: è una croce lignea dipinta, unico esempio dell'antica tradizione greco-bizantina rinvenuta in Italia. La Croce Tremitese è un'opera dell'XI o forse del XII secolo, molto probabilmente portata in Italia da altri lidi. Potrebbe addirittura essere ancora più antica se venisse confermata la connessione fra la scritta rinvenuta su di essa e la visita di Papa Zaccaria alle Tremiti nel 747.

Il visitatore delle Tremiti, poi, non deve rinunciare ad un giro in motoscafo lungo le coste di San Domino. Per ogni roccia che sporge sul mare, per ogni rientranza, la fantasia si è impegnata nel trovare un nome stimolante e puntuale. Ecco, allora, dopo aver superato la Punta del Diamante, la Grotta del Coccodrillo, la Cala degli Inglesi, la Grotta del Bue Marino e, infine, prima dello Scoglio dell'Elefante, la stupenda Grotta della Viole, con le sue pareti ornate di fiori e con i colori delle rocce e delle alghe con effetti di una bellezza emozionante. Quindi un po' di sole nell'incantevole Cala delle Arene, unica spiaggia dell'arcipelago, spicchio di sabbia bianchissima.

Alle spalle, pini che incombono amichevolmente e che sembrano difendere la contemplazione di chi, preso da una stanchezza dolce e serena, si riconcilia con la natura e con la vita.


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