AL CENTRO, LA GRATUITA'
Al centro dell'intero articolato
sta una libera gratuità. E mi pare scelta giusta e decisiva.
Senza di essa la carta tutta quanta sarebbe da buttare. Non meno giusto
è pertanto lo sforzo di definire la gratuità come assenza,
non solo di guadagno economico, ma anche "di rendita di potere",
di vantaggi diretti e indiretti; come "libertà rispetto
alle logiche dell'utilitarismo economico e dell'assolutizzazione del
profitto". Se poi si vogliono considerare anche i percorsi segreti
della fragilità umana, non rientrano nel divieto la realizzazione
di sé, il conferimento di senso alla propria esistenza, la
compensazione di vuoti e di scacchi non sempre dicibili, il riscatto
dagli scivoli depressivi e dai sensi di colpa, la gratificazione di
coscienza
Che tornino le cifre di questa contabilità
di reciproco arricchimento, non può non deve essere precluso,
così come non può, non deve essere soffocata la tensione
alla felicità che è struttura antropologica non cancellabile
e non condannabile.
A tratti la bozza può sembrare anche troppo analitica, ma sia
benvenuta la preoccupazione di precisare per esempio che non sono
ammessi rimborsi spese a carattere forfetario. A difesa della gratuità,
sono sopportabili, anzi raccomandabili, anche minuzie che sembrano
fiscali. I tesori veri vanno custoditi bene. A voler essere puntigliosi,
forse anche più netto e prioritario e fondante potrebbe risultare
il protagonismo dell'altro, il testa a testa irriducibile, come dire
tra la persona volontariante e la persona volontariata. Per dire:
il succo dell'articolo 7 non meriterebbe di essere promosso in collocazione
primaria.
I DOVERI DI CITTADINO
Questa pignoleria a parte,
la bozza propone per contro una serie di tratti felicemente puntuali
e felicemente qualificanti. Splendido trovo l'inciso che, in apertura
di testo, definisce la figura di volontario che fa quello che fa,
"adempiuti i propri doveri civili e di stato". Trovo in
questa scarna espressione, un rigore stringente.Anche questa è
gratuità. Il volontariato non è alternativo ma eccedentario.Sarebbe
tutt'altro che generoso, sarebbe furbescamente elusivo, se autorizzasse
l'evasione di obblighi primari, di fastidi dovuti e invece dribblati
a capriccio. Non meno felici sono i connotati con cui si qualifica
l'attività volontariale, fino a proporre e promuovere stili
di vita: ed è ben detto e ben ribadito. Così, è
bello si parli di accompagnamento rispettoso e non impositivo, disponibile
ad affiancare l'altro senza volerlo plasmare a propria immagine e
sostituirsi a lui. Ed bello che si riconosca ad ogni persona (stavo
per dire, sbagliando, ad ogni assistito) la dignità e la capacità
di essere attivo e responsabile protagonista della propria storia.
Stiamo qui alludendo ai tratti meno visibili e certamente non visibili
e certamente non scritti della cronaca del volontariato; su questo
terreno, si annidano presumo, le sue finezze più preziose.
Sulla stessa linea si colloca il dovere, giustamente codificato, di
mantenere totale riservatezza rispetto alle informazioni e situazioni
di cui il volontariato sia venuto a conoscenza nell'esercizio della
sua missione.
DENTRO LA SOCIETA' CON LE ISTITUZIONI
Accanto all'affermazione
della gratuità, il secondo punto essenziale colto dalla Carta
riguarda il rapporto del volontariato con la società, con le
sue leggi e le sue istituzioni. La bozza parla chiaro. Il volontariato
non esonera le istituzioni dall'obbligo di fare giustizia Il volontariato
fa pre - politica e, se si vuole meta-politica. Semmai l'aiuta fornendole
tonici e integratori. Insomma il volontariato non è un alibi,
tant'è vero che è tenuto per primo ad operare esemplarmente
nella legalità, burlandosi semmai non della norma ma del suo
farsi feticcio burocratico e dunque del suo ribaltarsi nell'iniquità
sostanziale.Questa preoccupazione di fondo è ben presente nella
bozza, al punto da generare qualche formulazione meritevole di chiarimento.
Dice l'articolo 15 che, premesso un atteggiamento collaborativi, il
volontariato "rifiuta un ruolo di supplenza delle eventuali carenze
delle strutture pubbliche". Intende che il volontariato denuncia
queste carenze perché si sanino e non si adatta passivamente
a supplirvi; no però credo, che rifiuti di supplirvi, come
per emergenza, negando soccorso a chi ne ha nei fatti bisogno ed esige
attenzione incondizionata. Ripetuti sono nella carta gli impegni di
collaborazione, anche critica, con le realtà istituzionali.
Chiara è la riserva: "il volontariato non deve rinunciare
alla propria autonomia in cambio di sostegno economico o politico
che sia". Ed è un giusto modo di salvaguardare, del volontariato
la valenza anche politica in senso alto. Proprio se è geloso
della propria autonomia il volontariato si pone come libera voce e
potenziale positivo dentro -fuori la sfera socio-politica, così
svolgendo un compito prezioso: di avvistamento di problemi di arricchimento
dell'agenda politica, di promozione sollecitante, se occorre provocatoria.
LA FANTASIA DELLA CARITA'
La carta propone anche e
con ragione, un rapporto attivo con i mezzi di comunicazione. Riconosce
cosi l'esigenza di favorire un flusso informativo fruttuoso sotto
più profili: dare indicazioni ai candidati destinatari dell'attività
volontariale, sollecitare reclutamento, equilibrare rappresentazioni
del nostro oggi in cui tanto sembrano scarseggiare le zone di luce.
Completezza vorrebbe che si tenesse presente anche il rischio di esibizionismo,
che, ove si instaurasse, sciuperebbe al limite lo stesso caposaldo
della gratuità. Qui potrebbe trovare posto il tema del sentimento
di appartenenza, di bandiera o di bandierina di area associazione
pattuglia, che è insieme risorsa e insidia. Per finire ancora
un apprezzamento. È dedicato a un filo verde che serpeggia,
mi pare un po' in tutta la bozza di carta: è un filone di speranza
e di fiducia innovativa, un invito a non adagiarsi nell'esistente
una tensione a scovare bisogni e sofferenze nascoste e nuovi soccorevoli
farmaci, a criticare, proporre lungiguardare e inventare, sciolte
le briglie di una creatività sociale che tutti, anche se, di
fatto, preferiamo starcene nella nicchia della tradizione e della
prudenza, vorremmo in cuor nostro ci fiorisse intorno.