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Volontariato
 

di Cristina Di Castro


AL CENTRO, LA GRATUITA'

Al centro dell'intero articolato sta una libera gratuità. E mi pare scelta giusta e decisiva. Senza di essa la carta tutta quanta sarebbe da buttare. Non meno giusto è pertanto lo sforzo di definire la gratuità come assenza, non solo di guadagno economico, ma anche "di rendita di potere", di vantaggi diretti e indiretti; come "libertà rispetto alle logiche dell'utilitarismo economico e dell'assolutizzazione del profitto". Se poi si vogliono considerare anche i percorsi segreti della fragilità umana, non rientrano nel divieto la realizzazione di sé, il conferimento di senso alla propria esistenza, la compensazione di vuoti e di scacchi non sempre dicibili, il riscatto dagli scivoli depressivi e dai sensi di colpa, la gratificazione di coscienza… Che tornino le cifre di questa contabilità di reciproco arricchimento, non può non deve essere precluso, così come non può, non deve essere soffocata la tensione alla felicità che è struttura antropologica non cancellabile e non condannabile.
A tratti la bozza può sembrare anche troppo analitica, ma sia benvenuta la preoccupazione di precisare per esempio che non sono ammessi rimborsi spese a carattere forfetario. A difesa della gratuità, sono sopportabili, anzi raccomandabili, anche minuzie che sembrano fiscali. I tesori veri vanno custoditi bene. A voler essere puntigliosi, forse anche più netto e prioritario e fondante potrebbe risultare il protagonismo dell'altro, il testa a testa irriducibile, come dire tra la persona volontariante e la persona volontariata. Per dire: il succo dell'articolo 7 non meriterebbe di essere promosso in collocazione primaria.


I DOVERI DI CITTADINO

Questa pignoleria a parte, la bozza propone per contro una serie di tratti felicemente puntuali e felicemente qualificanti. Splendido trovo l'inciso che, in apertura di testo, definisce la figura di volontario che fa quello che fa, "adempiuti i propri doveri civili e di stato". Trovo in questa scarna espressione, un rigore stringente.Anche questa è gratuità. Il volontariato non è alternativo ma eccedentario.Sarebbe tutt'altro che generoso, sarebbe furbescamente elusivo, se autorizzasse l'evasione di obblighi primari, di fastidi dovuti e invece dribblati a capriccio. Non meno felici sono i connotati con cui si qualifica l'attività volontariale, fino a proporre e promuovere stili di vita: ed è ben detto e ben ribadito. Così, è bello si parli di accompagnamento rispettoso e non impositivo, disponibile ad affiancare l'altro senza volerlo plasmare a propria immagine e sostituirsi a lui. Ed bello che si riconosca ad ogni persona (stavo per dire, sbagliando, ad ogni assistito) la dignità e la capacità di essere attivo e responsabile protagonista della propria storia. Stiamo qui alludendo ai tratti meno visibili e certamente non visibili e certamente non scritti della cronaca del volontariato; su questo terreno, si annidano presumo, le sue finezze più preziose. Sulla stessa linea si colloca il dovere, giustamente codificato, di mantenere totale riservatezza rispetto alle informazioni e situazioni di cui il volontariato sia venuto a conoscenza nell'esercizio della sua missione.


DENTRO LA SOCIETA' CON LE ISTITUZIONI

Accanto all'affermazione della gratuità, il secondo punto essenziale colto dalla Carta riguarda il rapporto del volontariato con la società, con le sue leggi e le sue istituzioni. La bozza parla chiaro. Il volontariato non esonera le istituzioni dall'obbligo di fare giustizia Il volontariato fa pre - politica e, se si vuole meta-politica. Semmai l'aiuta fornendole tonici e integratori. Insomma il volontariato non è un alibi, tant'è vero che è tenuto per primo ad operare esemplarmente nella legalità, burlandosi semmai non della norma ma del suo farsi feticcio burocratico e dunque del suo ribaltarsi nell'iniquità sostanziale.Questa preoccupazione di fondo è ben presente nella bozza, al punto da generare qualche formulazione meritevole di chiarimento. Dice l'articolo 15 che, premesso un atteggiamento collaborativi, il volontariato "rifiuta un ruolo di supplenza delle eventuali carenze delle strutture pubbliche". Intende che il volontariato denuncia queste carenze perché si sanino e non si adatta passivamente a supplirvi; no però credo, che rifiuti di supplirvi, come per emergenza, negando soccorso a chi ne ha nei fatti bisogno ed esige attenzione incondizionata. Ripetuti sono nella carta gli impegni di collaborazione, anche critica, con le realtà istituzionali. Chiara è la riserva: "il volontariato non deve rinunciare alla propria autonomia in cambio di sostegno economico o politico che sia". Ed è un giusto modo di salvaguardare, del volontariato la valenza anche politica in senso alto. Proprio se è geloso della propria autonomia il volontariato si pone come libera voce e potenziale positivo dentro -fuori la sfera socio-politica, così svolgendo un compito prezioso: di avvistamento di problemi di arricchimento dell'agenda politica, di promozione sollecitante, se occorre provocatoria.


LA FANTASIA DELLA CARITA'

La carta propone anche e con ragione, un rapporto attivo con i mezzi di comunicazione. Riconosce cosi l'esigenza di favorire un flusso informativo fruttuoso sotto più profili: dare indicazioni ai candidati destinatari dell'attività volontariale, sollecitare reclutamento, equilibrare rappresentazioni del nostro oggi in cui tanto sembrano scarseggiare le zone di luce. Completezza vorrebbe che si tenesse presente anche il rischio di esibizionismo, che, ove si instaurasse, sciuperebbe al limite lo stesso caposaldo della gratuità. Qui potrebbe trovare posto il tema del sentimento di appartenenza, di bandiera o di bandierina di area associazione pattuglia, che è insieme risorsa e insidia. Per finire ancora un apprezzamento. È dedicato a un filo verde che serpeggia, mi pare un po' in tutta la bozza di carta: è un filone di speranza e di fiducia innovativa, un invito a non adagiarsi nell'esistente una tensione a scovare bisogni e sofferenze nascoste e nuovi soccorevoli farmaci, a criticare, proporre lungiguardare e inventare, sciolte le briglie di una creatività sociale che tutti, anche se, di fatto, preferiamo starcene nella nicchia della tradizione e della prudenza, vorremmo in cuor nostro ci fiorisse intorno.


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